Generici vs biologici di marca: confronto dei costi nel 2026

Generici vs biologici di marca: confronto dei costi nel 2026
Gianluca Moretti 10 Commenti gennaio 31, 2026

Perché i biologici costano così tanto?

I farmaci biologici non sono come i normali farmaci che prendi in pastiglia. Sono prodotti da cellule viventi - batteri, lieviti, cellule animali - e la loro struttura è estremamente complessa. Immagina di dover replicare un orologio svizzero fatto di migliaia di pezzi microscopici, invece di una semplice chiave. Questa complessità rende la produzione costosa, lenta e difficile da riprodurre esattamente. Ecco perché un solo anno di trattamento con un biologico come Humira può costare fino a $80.000 negli Stati Uniti.

Non sono pochi pazienti a usarli: questi farmaci trattano malattie gravi come il cancro, l’artrite reumatoide, il morbo di Crohn e la psoriasi. Anche se rappresentano solo il 5% delle prescrizioni negli USA, assorbono più della metà (51%) di tutto il denaro speso in farmaci. Questo li rende il principale driver dei costi sanitari. E finché non ci sono alternative, i pazienti e i sistemi sanitari pagano un prezzo altissimo.

Cosa sono i biosimilari?

I biosimilari non sono “generici” nel senso tradizionale. I generici dei farmaci chimici sono identici alla versione di marca. I biosimilari, invece, sono “altissimamente simili” - ma non identici. Perché? Perché non puoi copiare esattamente una cellula viva. Ogni lotto di produzione ha piccole variazioni. Ma non è un problema: la FDA ha dimostrato che i biosimilari approvati hanno la stessa efficacia, sicurezza e dosaggio dei biologici di marca. Non sono “versioni economiche povere”. Sono versioni affidabili, testate, e approvate da agenzie sanitarie rigorose.

Il primo biosimilare approvato negli USA è stato Zarxio, nel 2015. Da allora, ne sono stati approvati 76 (dato settembre 2025). Sembra tanti? In realtà, su circa 600 biologici in commercio, solo una piccola parte ha un biosimilare disponibile. C’è molto spazio per crescere.

Quanto costano davvero?

La differenza di prezzo è impressionante. Nel primo semestre del 2025, un trattamento mensile di un biologico di marca costava in media $2.104. Lo stesso trattamento con il biosimilare costava $919. Una riduzione del 56,3%. Non è un’eccezione: l’analisi di DrugPatentWatch del 2025 mostra che i biosimilari partono con uno sconto medio del 50% rispetto al prezzo di listino.

Ma il vero vantaggio non è solo il prezzo iniziale. Quando un biosimilare entra in mercato, anche il biologico di marca deve abbassare i prezzi per restare competitivo. E lo fa. Dopo l’ingresso dei biosimilari, i prezzi dei biologici di marca scendono in media del 25-33%. È un effetto a catena: più concorrenza, meno prezzi gonfiati.

Prendi Humira. Nel 2022, ha generato $21,2 miliardi di vendite globali. Quando i brevetti sono scaduti nel 2023, i biosimilari sono entrati in massa. Oggi, coprono il 65% del mercato. Sandoz, con il suo Hyrimoz, ha già il 14% di quote. E il prezzo? Sotto l’80% rispetto al prezzo originale. Questo non è un’ipotesi: è la realtà dei fatti.

Uno scienziato mostra due flaconi: uno costoso e uno economico, mentre brevetti si rompono con luce.

Quanto hanno risparmiato finora?

Dal 2015, i biosimilari hanno generato tra i $36 e i $56 miliardi di risparmi per il sistema sanitario americano. Il dato più affidabile, secondo l’AAM (Association for Accessible Medicines), è che nel solo 2024 sono stati risparmiati $20 miliardi. E questo è solo l’inizio.

Se guardi all’intero panorama dei farmaci generici e biosimilari, il risparmio complessivo nel 2023 è stato di $445 miliardi. Per dieci anni, il totale supera i $3,1 trilioni. Eppure, questi farmaci rappresentano il 90% delle prescrizioni, ma solo il 13% della spesa totale. È un sistema che funziona - se lo lasci funzionare.

Perché i biosimilari non sono più diffusi?

Se sono più economici e ugualmente efficaci, perché non li usiamo tutti? Perché qualcuno non vuole che lo facciamo.

Le aziende che producono i biologici di marca hanno sviluppato una serie di strategie per bloccare i biosimilari. Una delle più comuni è il “patent thicket”: depositano centinaia di brevetti secondari su dettagli minimi - un processo di produzione, un tipo di confezione, un intervallo di dosaggio - per creare una rete di protezioni legali che ritardano l’ingresso dei concorrenti per anni.

Le compagnie di gestione dei farmaci (PBMs) fanno la loro parte. Invece di premiare i biosimilari più economici, spesso preferiscono quelli con gli sconti più alti da parte dei produttori di marca. È un sistema chiamato “rebate wall”: il farmaco più costoso vince perché dà un rimborso più grande alla PBM, non perché fa meglio il suo lavoro.

Un altro ostacolo? Il costo di sviluppo. Creare un biosimilare costa tra $100 e $250 milioni. È meno di un nuovo biologico, ma ancora troppo per molte piccole aziende. E senza concorrenza, i prezzi non scendono.

Pazienti uniti spingono via un mostro di profitti con vialli biosimilari, alba alle spalle.

Cosa sta cambiando nel 2026?

Le cose stanno iniziando a muoversi. La FDA ha pubblicato nuove linee guida nel settembre 2025 per semplificare i test clinici, ridurre la durata e il costo dello sviluppo. L’obiettivo è chiaro: far arrivare più biosimilari sul mercato più velocemente.

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) ha lanciato il “Biosimilars Action Plan”, un piano governativo per rimuovere gli ostacoli all’accesso. Tra le misure: incoraggiare le assicurazioni a coprire i biosimilari senza barriere, e premiare i medici che li prescrivono.

Analisti di Evaluate Pharma prevedono che entro il 2030, i biosimilari raggiungeranno il 35-40% del mercato dei biologici. Se questo accade, i risparmi annuali potrebbero superare i $125 miliardi. È un numero che potrebbe cambiare la vita a milioni di persone.

Cosa puoi fare tu?

Se sei un paziente che prende un biologico, chiedi al tuo medico: “C’è un biosimilare disponibile per me?”. Non è una domanda da fare solo per risparmiare. È una domanda per assicurarti di avere la stessa cura, a un prezzo giusto.

Se sei un medico, prescrivi il biosimilare quando è disponibile. Non aspettare che il paziente chieda. Spiega che non è una “versione economica”, ma un farmaco approvato con la stessa efficacia.

Se sei un assicuratore o un gestore di farmaci, scegli i biosimilari come prima opzione. Non lasciare che i rebate nascondano il vero costo. Il risparmio non è un’opzione: è un obbligo etico.

Il futuro dei farmaci biologici

Non si tratta solo di soldi. Si tratta di accesso. Se un paziente con artrite reumatoide non può permettersi il trattamento, non è un problema di scelta. È un problema di sistema. I biosimilari non sono un’alternativa. Sono la soluzione.

La tecnologia c’è. I dati c’è. La scienza c’è. Quello che manca è la volontà politica e commerciale di farli diventare la norma, non l’eccezione. Ma i segnali sono positivi. E con ogni nuovo biosimilare che entra in mercato, il prezzo di un trattamento diventa più vicino a ciò che dovrebbe essere: accessibile, dignitoso, e giusto.

I biosimilari sono sicuri quanto i biologici di marca?

Sì. Tutti i biosimilari approvati dalla FDA devono dimostrare di avere la stessa efficacia, sicurezza e dosaggio del farmaco di riferimento. Non sono versioni “più deboli”. Sono testati su migliaia di pazienti e monitorati dopo l’immissione in commercio. La FDA li considera altrettanto affidabili.

Perché il mio medico non mi propone un biosimilare?

A volte perché non ne conosce la disponibilità. Altre volte perché il sistema di rimborso favorisce i farmaci di marca. In molti casi, non è una scelta medica, ma una scelta di sistema. Chiedi sempre se esiste un biosimilare: è il tuo diritto.

I biosimilari sono disponibili in Italia?

Sì. L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha approvato diversi biosimilari per l’uso in Italia, tra cui versioni di Humira, Enbrel e Remicade. Sono coperti dal Servizio Sanitario Nazionale e spesso costano la metà del farmaco originale. La disponibilità varia per malattia e regione, ma sono sempre più comuni.

Quanto tempo ci vuole perché un biosimilare arrivi sul mercato dopo la scadenza del brevetto?

In teoria, subito. Ma in pratica, le aziende di marca usano brevetti secondari per ritardare l’ingresso. In media, ci vogliono 2-5 anni dalla scadenza del brevetto principale. Negli USA, dopo l’entrata in vigore delle nuove regole FDA nel 2025, si prevede che questo tempo si ridurrà a 1-2 anni.

I biosimilari sono coperti dall’assicurazione?

Sì, nella maggior parte dei casi. Ma alcune assicurazioni o PBMs preferiscono farmaci di marca per via dei rimborsi. Controlla sempre la tua copertura. Se il biosimilare è più economico e approvato, hai diritto a sceglierlo. Se ti viene negato, puoi fare ricorso.

I biosimilari possono sostituire tutti i biologici?

No. Non tutti i biologici hanno un biosimilare disponibile. Solo quelli con brevetto scaduto e con una produzione abbastanza standardizzata possono essere replicati. Ma per i principali farmaci - come quelli per artrite, cancro e malattie infiammatorie - i biosimilari sono già disponibili o in arrivo entro il 2027.

10 Commenti

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    Camilla Scardigno

    gennaio 31, 2026 AT 16:26
    I biosimilari rappresentano la vera rivoluzione nel trattamento delle patologie croniche, soprattutto per chi ha bisogni terapeutici a lungo termine. La complessità strutturale dei biologici rende impossibile l'identità chimica, ma la bioequivalenza funzionale è ampiamente dimostrata da studi clinici di fase III e monitoraggi post-marketing. L'AIFA ha già approvato oltre 20 biosimilari per artrite reumatoide, psoriasi e tumori solidi, con una riduzione dei costi che varia dal 45% al 70% rispetto al reference. Il vero ostacolo non è scientifico, ma economico e legislativo, con i patent thicket che rallentano l'accesso. Bisogna agire sulle PBMs e sulle pratiche di formazione medica, non sul paziente.
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    Vincenzo Ruotolo

    febbraio 1, 2026 AT 13:59
    Sì, certo, i biosimilari sono ‘altissimamente simili’... ma chi lo dice? La FDA? La stessa agenzia che ha approvato il Vioxx, poi ritirato perché faceva morire la gente? E poi, cosa significa ‘bioequivalenza’? È un concetto fluido, come la verità in un sistema dove i dati sono selezionati. Se due prodotti non sono identici, non sono intercambiabili. E se non sono intercambiabili, perché dovremmo rischiare? La medicina non è un mercato delle pulci. Non si può ridurre la vita di un paziente a un’equazione di costo-beneficio. E poi, chi garantisce che il lotto N+1 non abbia effetti collaterali diversi? Nessuno. Eppure ci crediamo.
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    Fabio Bonfante

    febbraio 1, 2026 AT 18:22
    Penso che il problema non sia tanto il farmaco, ma il sistema. Noi siamo abituati a pensare che più costa, più è buono. Ma non è vero. Un albero non diventa più forte perché lo vedi in un vaso d’oro. I biosimilari sono come il pane fatto in casa: non è lo stesso di quello industriale, ma ti sazia, ti dà energia, e costa meno. E se funziona, perché non usarlo? La paura viene dal non capire. E il non capire viene dal non parlare. Forse dobbiamo cambiare modo di parlare, non solo di prescrivere.
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    Luciano Hejlesen

    febbraio 2, 2026 AT 10:32
    Ho visto pazienti che passavano da Humira a Hyrimoz e non hanno avuto alcun cambiamento nel controllo della malattia. Anzi, alcuni hanno detto che si sentivano meglio, forse perché il carico economico si è ridotto e lo stress ha influito sulla risposta infiammatoria. Il punto è: i medici devono essere formati, non solo sui dati, ma sul come spiegarli. E i pazienti devono sentirsi ascoltati, non come numeri in un bilancio. I biosimilari non sono una scelta economica, sono una scelta di rispetto. E se il sistema non li promuove, non è perché non funzionano, è perché non vuole cambiare.
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    Luca Giordano

    febbraio 3, 2026 AT 02:26
    Sai cosa mi fa più paura? Non è il prezzo. Non è neanche la scienza. È che qualcuno abbia deciso, da un ufficio, che una persona con artrite non merita di vivere senza dolore. Perché se un farmaco costa 80mila dollari l’anno, e lo puoi ridurre a 20mila, ma qualcuno guadagna di più se rimane a 80mila... allora non è un problema di medicina. È un problema di umanità. E io non posso stare zitto. Non posso. Perché dietro ogni biosimilare c’è un bambino che non dovrà vedere il padre in ospedale ogni mese. C’è una donna che potrà tornare al lavoro. C’è una vita che non sarà spezzata da un costo.
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    Donatella Caione

    febbraio 4, 2026 AT 11:26
    In Italia non siamo paesi di terzo mondo. Non possiamo accettare farmaci ‘simili’. Noi abbiamo la sanità pubblica, dobbiamo avere i migliori. Se vogliamo risparmiare, tagliamo gli sprechi negli ospedali, non sostituiamo i farmaci con versioni ‘a basso costo’. Chi ha inventato questi biosimilari? Le aziende cinesi? Russi? Non è un’idea italiana. Non è un’idea europea. È una resa. E noi non ci arrendiamo.
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    Valeria Milito

    febbraio 5, 2026 AT 20:58
    ho letto questo articolo e mi è venuto da piangere. mia mamma ha preso un biosimilare per la psoriasi e da un anno sta bene, senza crisi. il medico non ne parlava, l'ho scoperto io cercando su internet. non è che i biosimilari siano peggiori, è che nessuno ce lo dice. e poi, il costo? 1000 euro al mese vs 450... come fa una famiglia normale a scegliere? non è giusto. per favore, parlate di questo. non solo tra medici. parlate con tutti.
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    Andrea Vančíková

    febbraio 6, 2026 AT 01:17
    Interessante. Ho notato che nei paesi nordici i biosimilari sono usati quasi al 90%. Non perché siano migliori, ma perché il sistema è progettato per favorire l'efficienza. Qui da noi, il medico ha paura di essere accusato di ‘risparmiare sulla salute’. Ma se il farmaco è approvato, e funziona, e costa la metà... allora è un risparmio intelligente. Non è risparmiare sulla salute. È risparmiare per poter curare di più. Forse dobbiamo cambiare il modo di pensare. Non è un problema di farmaci. È un problema di cultura.
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    EUGENIO BATRES

    febbraio 7, 2026 AT 09:04
    io ho preso un biosimilare per l'artrite e funziona bene. ma mi hanno fatto firmare un modulo tipo ‘accetto rischi non noti’. che roba è? se è approvato dalla FDA e dall'aifa, perché devo firmare che mi assumo la colpa se qualcosa va storto? è come se dicessero: ‘sì, è sicuro... ma non troppo’. e poi, i costi di sviluppo? 250 milioni? ma quante persone muoiono per non potersi curare? è un conto che non torna mai. 🤷‍♂️
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    Giuliano Biasin

    febbraio 8, 2026 AT 17:49
    Guarda, io sono un infermiere da 25 anni. Ho visto pazienti che non prendevano più il farmaco perché non potevano pagarlo. Ho visto persone che si tagliavano le dosi a metà. E poi, quando arrivano i biosimilari, tornano. Non perché sono più potenti. Ma perché possono continuare. E quando tornano, il sistema guadagna: meno ricoveri, meno emergenze, meno dolore. Questo non è un risparmio. È un investimento. E se qualcuno dice che non è sicuro, chiedigli se ha mai visto un paziente morire per non potersi curare. Quel rischio è molto più grande. Siamo qui per curare. Non per fare conti. Ma i conti, a volte, ci aiutano a curare di più.

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